la possibilità

L’altra sera ti ho dato il mio numero. Non sapevi nulla di me. Abbiamo parlato per venti, forse trenta minuti. Ora a quei minuti puoi associare un numero, l’unico fra tutti i numeri ad essere solo mio.

Dopo averlo trascritto sul retro di uno scontrino, senza farmi notare da nessuno, nella semioscurità del bancone del bar, con la foga di un ripensamento improvviso, ho avuto paura di aver tracciato male qualche cifra. Quel quattro non le sembrerà un nove (o viceversa)? O se avessi scritto, quasi in trance, un numero che non mi appartiene più?

Ti ho lasciato il biglietto con la stessa fretta con cui l’ho scritto. Ho avuto appena il tempo di scorgere un sorriso, ma non abbastanza da sentire un tuo eventuale richiamo, o di percepire un “ma questo è un quattro o un nove?”.

Questo pensiero fa tanto più male se penso che tra me e i numeri a me vicini non c’è alcuna possibilità di parentela, nessuna traccia di un mio passaggio, nessuna strada che riporti a me, anche armandosi di intuito ed immaginazione. Tutti i numeri possibili formano una immensa griglia, cui mi spetta una ben precisa e inescappabile cella. Cambiare una sola cifra significa lanciarsi nel vuoto, o dover affrontare la noia infastidita del mio casuale vicino di cella.

Provo a chiamare uno dei miei vicini, quello con il nove al posto del quattro. Suona. Risponde una donna. Non so che dire, ma vocalizzo comunque un “ehm”. Riattacco. Avrei voluto chiederle se qualcuno mi aveva cercato, ma che razza di domanda è?

Non è certo per tranquillizzarmi se mi perdo in questi ragionamenti. Ci sarebbero mille altri motivi per il tuo silenzio: hai perso quel pezzo di carta, sei stata risucchiata dal lavoro, hai trovato squalificante questa mia trovata, o hai semplicemente finto interesse nei miei confronti. Mi affido però all’ipotesi di un numero sbagliato, di una cifra fuori posto, perché è l’unica che mi concede la gentilezza di affidare la colpa ad un errore banale, ad una fredda questione matematica.

Rimango dunque qui col mio numero, nell’unica cella che mi compete, aspettando di poter dire “pronto”.

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