Faccio sciogliere il burro a bagnomaria, tosto le nocciole, sminuzzo il cioccolato.
Quando dico che faccio biscotti si illumina qualcosa nel mio interlocutore. Non mi è del tutto chiaro il perché: forse ci si aspetta che siano necessariamente buoni. Anzi biscotti magici, che da un momento all’altro tirerò fuori dalla tasca, dorati e accecanti, e offrirò a sazietà.
Più probabilmente, il fare biscotti ti fa assomigliare ad una mamma, traboccante d’una bontà d’animo che poco si addice ai peli che ho sul viso, alla severità di alcuni miei giudizi, e al modo un po’ brusco con cui a volte, uscendo la sera, lascio una comitiva, decidendo che è ora.
Sarei tentato di dire che faccio biscotti solo per questo, per vedere occhi sgranarsi e sorrisi, per fare colpo. E invece no: li faccio perché mi piace farli. E in verità non mi vengono neanche così bene (ma a chi interessa il parere di un perfezionista?).