l’idea che mi salverà la vita

novembre 2008

Ancora una volta, mi ritrovo alla prese con la ricerca di nuove idee.
Cerco di immaginare progetti “che abbiano un senso” (il che, senso, non ne ha già).

Annuso l’aria che si respira in Rete, cerco la ricetta per diventare più ricco, più famoso, o più utile per l’umanità, e ogni tanto – come tutti – dimentico di respirare, svengo, e non capisco cosa ci facevo lì, e perché mai mi ero avventurato in una ricerca così idiota. Ma sono debole, perciò insisto.

Di tanto in tanto, l’idea arriva, ma non è mai completa. È sempre, puntualmente, una “mezza idea”. C’è bisogno di altre teste, e numerosi palleggi, per renderla un’idea degna di questo nome; braccia sapienti, occhi arrossati e innumerevoli caffé, per elevarla a “progetto”. Così inizia lo scambio – telematico, effimero e virtuale come tutto il resto – con persone che non vedevo da chissà quanto. O che non ho visto mai.

L’idea inizia a correre sul filo. Impulsi elettrici, scambi di elettroni assai più rapidi di me che dico “millisecondo”. O globuli di luce incredibilmente veloci, ma non abbastanza da non poterli vedere mentre percorrono chilometri, perforano le Alpi, attraversano a nuoto la Manica, fanno surf con le creste dell’Appennino: sudano, per portare l’idea là dove un occhio, benevolo o accigliato, potrà farla sua e restituirmela diversa.

Ma spesso finisce che sia l’idea a rincorrermi. Dimentico che ero stato io ad averla lanciata, e non lei a perseguitare me, e scappo, impaurito, realizzando che non sarà lei a salvarmi la vita, non questa volta.

ora tocca a te