la possibilità

piano di viaggio

18 dicembre

Stasera ho tracciato la mappa dei miei prossimi mesi. Bisogna avere delle mete (o sentirsi arrivati, e subire il disprezzo di chi una meta ce l’ha ancora). Bisogna capire dove si è, perché mentre si è arrivati lì la geografia è già cambiata.

Prima i luoghi noti, i percorsi obbligati, e l’avvilente periferia dalla quale non si può non passare, qualunque sia la meta. Poi ho provato a disegnare tutte le strade che potrei percorrere, alcune marcate, altre consigliate, altre tratteggiate, come quando si indica la linea lungo cui tagliare. Ci sono anche strade che non portano a nulla, ma quanto è bello il paesaggio attorno?

Ho provato a disegnare le coste di luoghi che non ho mai visto. Inevitabilmente, mi sono venute frastagliate, perigliose, ma piene di accoglienti insenature e fiordi privati: una miriade di approdi per pochi, curiosi, audaci.

C’è solo una cosa che m’immalinconisce. Guardando il proprio mondo disteso, aperto sulla mappa, è facile dimenticare che ogni viaggio, per quanto lungo, è destinato a correre lungo una circonferenza che ci riporterà, fatalmente, al punto di partenza.

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