Sono ripartito in treno quando l’alba era già terminata, senza permettere al sonno di interrompere il filo del discorso che mi ha trascinato nell’anno nuovo.
Ho visto la città riprendere vita sotto i cocci di vetro, e illuminarsi di una illusoria luce di novità. La cosa più nuova, in realtà, sono forse i miei propositi. Ma persino questi direi che ricalcano in buona parte quelli dell’anno passato, forse con un goccio di determinazione, una virgola di preparazione e un tremito di disperazione in più.
Di sicuro sono nuovi i miei ricordi: freschi e ancora umidicci di pioggia e sudore. Durante la cena le urla, gli applausi compulsivi, le battute becere in caduta libera tra quelle sagaci, e le parole dette sottovoce, per ostinato vizio alla complicità. Noi quattro abbracciati a cerchio come facevamo ai tempi dell’università, diventando poi sei, poi dieci e passa nel corso della serata. Lo scomporsi e il ricomporsi della comitiva nel pellegrinaggio tra viuzze e locali. Lo spagnolo che attacca bottone a fine serata parlando di nubi, per poi tentare di baciarmi. Il mare all’alba, talmente opaco ma con un colore talmente intenso da sembrare scolpito in pietra turchese.
Nel frattempo i vecchi rancori, i passati errori, i trascorsi dolori, mi sono sembrati solo parole messe in rima per nobilitare avanzi di passato. Tutto chiuso in barattoli separati, che dovremo certamente riaprire, ma per pigrizia eviteremo di farlo fino all’ultimo.
Ho fatto il pieno di energie nuove, quindi, ed è solo per comodità se le chiamerò “duemilaedieci”.
che ne pensi?