Quante sono le persone? A contarle, vorrei provare.
Ci sono gli amici dell’università, gli amici degli amici dell’università, quelli con cui hai diviso la casa, quelli con cui loro hanno diviso la casa, quelli visti durante una festa, alla fine di un concerto, in un bar. Prima di loro gli amici del liceo, dopo di loro i colleghi di lavoro. E i loro amici, e il loro lungo strascico di incontri fortuiti.
Ci sono amici che non dimenticherai mai, e quelli che, dicevi qualche anno fa, non avresti mai dimenticato. Ci sono le mani che hai stretto, molte delle quali non erano nemmeno persone, ma solo palmi e dita e sguardi durati quanto la pronuncia del tuo nome.
Ci sono i parenti. Di alcuni di loro rimane solo un nome, un’espressione del viso, la loro incerta posizione in un diagramma genealogico. Ci sono i famigliari, anche quelli che non ci sono più.
Ci sono gli amori passati, e quelli mancati. Persone più grandi, a volte enormi, da schiacciare le altre fuori dalla visuale. Facili da contare: i loro nomi compaiono a volte sulla superficie di uno specchio, o sul fondo di un bicchiere di vino.
Ci sono le persone conosciute durante le vacanze, quelle con cui hai giocato in spiaggia, quelle che hanno servito al tuo tavolo. C’è Gaetano, il bagnino scuro e rugoso come terra siccitosa, che per impressionarmi mostrava il palmo della mano destra, il cerchio perfetto scavato a forza di piantare ombrelloni nella sabbia.
Ci sono frotte di friends, followers, neighbours: non vere e proprie persone, quanto promesse di persone, impacchettate dentro un nome fantasioso e una minuscola foto. Grumi di opinioni e schegge di conversazioni, che possono inaspettatamente trasformarsi in respiri e tintinnare di bicchieri.
Ci sono i tuoi compagni di vagone, o di volo: come attori su un palcoscenico, personaggi da amare o da odiare, ma che quasi certamente non rivedrai mai più.
Ci sono i passanti che rivedi per caso una seconda volta, e già diventano persone.
C’è il fioraio pakistano, il cassiere pelato lentissimo, il postino che saluta di spalle.
Ora capisco: è impossibile contare le persone. Le persone vanno e vengono, chiudono le porte, le aprono. Si moltiplicano nel tempo di una serata, vengono decimate nel corso di un trasloco. Muoiono, persino.
Ecco, provo ora a ricontarle.
Uno, ci sei tu.
che ne pensi?