la possibilità / sapori

I pasti interrompono il giorno due, tre o più volte, come spazi tra le parole. Ci sono spuntini che sono virgole, e cene che segnano un punto e a capo.
Certi piatti mi sono rimasti impressi come improvvisi punti esclamativi, allusivi asterischi, o doppi punti interrogativi. Cerco di ricordarne qualcuno.

  • Zuppa di cipolle al forno. Il primo, delirante, anno da studente, quando la dieta era a base di ignoranza, cameratismo e fame. Quella sera, la nostra (passeggera) voglia di sperimentare, unita ad una improvvida scorta di pane duro, aveva prodotto una colossale teglia di pane raffermo, cipolle sbollentate e formaggio grattuggiato. Esperimento pericoloso e non senza vittime, ma riuscito.
  • Crème caramel. Si andava ogni tanto in quell’osteria in cui, ordinando dolci, portavano tutto ciò che potesse popolare i tuoi sogni più proibiti, senza il limite della quantità o della decenza. Era facile che tutto scivolasse in gara, a colpi di torta al limone, risate, panna cotta, grappini, profiteroles. E non importa quanto avessi mangiato prima, ma non potevo rinunciare ad affondare il mio cucchiaio, tremante, nel crème caramel.
  • Maki-sushi. Io ero scalzo, nonostante l’inverno, e tu mi guardavi con gratitudine, nonostante il mal di testa non ti avesse dato tregua neanche ai fornelli. Immergevo i maki nel piattino ikea, ti guardavo senza parlare, sentivo la corazza d’alga strapparsi sotto i miei denti. Era la prima volta che mangiavo giapponese. Ma anche questo l’avrei realizzato troppo tardi.
  • Linguine al dentice. La mia lunga vacanza sull’isola, fatta di limone e sale. Mi facevo servire al tavolo come un cliente qualunque, come uno straniero. Poi andavo a dare una mano agli altri, per ringraziarli del trattamento speciale e reintegrarmi nella società. Ma preferivo in ogni caso mangiare per i fatti miei, gustare la sola compagnia del pesce fresco, freschissimo, semicrudo.
  • Crema di zucca. Stasera, un paio di ore fa. Densa e omogenea come se non ammettesse repliche, arancione come una buona idea. Mi ha riempito di ricordi di piatti passati, ed eccoli qua.

/ inventari / sapori

faccio biscotti

28 ottobre

Faccio sciogliere il burro a bagnomaria, tosto le nocciole, sminuzzo il cioccolato.

Quando dico che faccio biscotti si illumina qualcosa nel mio interlocutore. Non mi è del tutto chiaro il perché: forse ci si aspetta che siano necessariamente buoni. Anzi biscotti magici, che da un momento all’altro tirerò fuori dalla tasca, dorati e accecanti, e offrirò a sazietà.

Più probabilmente, il fare biscotti ti fa assomigliare ad una mamma, traboccante d’una bontà d’animo che poco si addice ai peli che ho sul viso, alla severità di alcuni miei giudizi, e al modo un po’ brusco con cui a volte, uscendo la sera, lascio una comitiva, decidendo che è ora.

Sarei tentato di dire che faccio biscotti solo per questo, per vedere occhi sgranarsi e sorrisi, per fare colpo. E invece no: li faccio perché mi piace farli. E in verità non mi vengono neanche così bene (ma a chi interessa il parere di un perfezionista?).

/ sapori