la possibilità

quand’ero bambino

giugno 2011

Quand’ero bambino era tutto diverso.

Ricordi le galline? Ancora non erano uccelli, ma piante. È per questo che non hanno mai imparato a volare. La testa, al centro, era più piccola, sembravano cavolfiori. Quelle zampe, le hai presenti? Sottili e rugose: erano le loro radici.
Ne rimane traccia anche in certi nostri atteggiamenti (ti chiedono: “ma ci hai messo la carne?” e rispondi sicuro: “no no, è pollo”).

Quand’ero bambino era tutto più semplice.

I numeri si potevano ancora toccare, uno per ogni dito, che di più non ce n’erano. Poi da un giorno all’altro son diventati astratti e distanti come santi e burocrati.

A quei tempi non c’erano seconde volte, solo scoperte. Non c’erano routine, ma sicurezze. Non c’erano mete la cui ragione sei portato a dubitare, ma solo desideri, divieti, e le loro infrazioni.

Quand’ero bambino pensare creava voli, e non atterraggi amari.
Come ora, quando penso che non sono più bambino.

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