la manutenzione del corpo
dicembre 2009
Cinquantotto, cinquantanove, sessanta.
Sbatto la schiena a terra dopo l’ultimo piegamento, fisso il soffitto con la bocca spalancata che vorrebbe divorare l’intera stanza. Negli occhi piccoli lampi di luce: forse sinapsi che esplodono, cancellando passaggi di sillogismi che davo per scontati.
Dimentico di me nel conteggio di flessioni e trazioni: tutto diventa numero e ripetizione. Mi dimentico e mi ritrovo, con nuova consapevolezza, come se fino ad allora mi fossi sempre ingannato. Ricordo così di essere pura carne, e sangue e ossa e giunture, e che tutto è sempre stato numero, e sempre sarà ripetizione.
Il cuore fa da motore e nulla più: non oggetto di vacue discussioni romantiche, non pompa di emozioni debordanti, non sasso che stringe in gola, non sagoma da segnare su vetri appannati.
(Non mi tormentare, da bravo, fa’ solo il tuo lavoro: fa’ che la mia, e la tua unica preoccupazione, sia solamente la manutenzione del corpo.)