armi da vista
maggio 2010
Ho una pistola, perché in tutte le storie ce n’è una.
Nel bene o nel male, la sua presenza è risolutiva. E a chi non piacciono le soluzioni?
Le pistole guardano lontano, sanno andare dritte al cuore.
Sono loro che ti fanno sobbalzare, ti fanno implorare di vivere, ti fanno urlare.
Sono l’atteso punto e a capo dopo un lungo discorso sconnesso.
Sono loro che, esplodendo, creano il silenzio più assoluto che tu possa immaginare.
Hitchcock diceva che se in una scena viene inquadrata una pistola, prima o poi sparerà. Se ne potrebbe dedurre che le pistole non amino essere inquadrate, che preferiscano rimanere nel chiuso dei cassetti. Ma sono quelle le pistole davvero temibili: quelle sotto chiave, o sotto il letto, di cui tutti gli altri ignorano l’esistenza, pronte a venire in nostro aiuto con muta devozione.
Scoprire una pistola nel cassetto è sempre spiacevole, diciamo la verità. La sua comparsa è un colpo a salve che ti sembra di morire. Il padrone giura che non l’avrebbe mai usata, poi uno scatto, la impugna e fa fuoco.
La mia pistola allora la metto qui, perché tutti la vedano, tutti sappiano.
Lei spara alle cose che vedo in giro: macchia la pagina del loro sangue nero.
Si direbbe che non ho occhi che per lei.