la Possibilità

Finalmente

«Finalmente diventerai un uomo!» annuncia mio padre, col tono più allegro di cui è capace.

«Ma, papà, ho 24 anni», gli dico. E non ho davvero idea di cosa c'entri la maturità con il saper maneggiare una canna da pesca, vorrei aggiungere. Ma è la prima volta che facciamo qualcosa assieme, solo io e lui, e non ho alcuna voglia di contraddirlo.

Così in fretta, negli ultimi anni, l'ho visto invecchiare e diventare taciturno. Mi aveva proposto questa giornata come se volesse farmi un favore, ma in realtà sono io, oggi, ad essere qui per lui. Lui che mi aveva sempre supportato, viziato, riverito, anche dopo il divorzio.

Arrivati al lago, abbiamo preso a noleggio un barchino. «Non sarà un po' piccola?», protesto debolmente. «Farà il suo lavoro», ribatte secco.

Ci siamo allontanati molto dalla costa, inizio ad essere un po' nervoso, ma cerco di non darlo a vedere.

Dopo l'ennesimo silenzio, con la canna in mano, si fa ancora più serio e mi dice: «Sono 6 mesi che non pago più gli alimenti a tua madre».

«Cosa?» dico con la bocca impastata, come se venissi risvegliato di soprassalto.

«Sai quell'investimento fatto qualche anno fa? Non te ne ho più parlato, ma è andato... davvero, davvero male», dice, continuando a fissare il fondo del lago, «Mi sento impotente, non posso più pagare il mutuo della vostra casa.»

Sento il cuore che cerca di uscire dal mio corpo, fatico a stringere il manico della canna da pesca.

«Ma mi son detto: non importa... Non importa. Nulla ha più importanza, dopo la diagnosi che ho ricevuto.»
«Diagnosi? Ma... quale diagnosi?»
«Il pancreas... ha deciso di divorarmi dall'interno.»

«Papà?», cerco di guardarlo, ma gli occhi iniziano a gonfiarsi.

«Mi spiace, ci ho provato», e lascia cadere in acqua la canna.

Lo guardo alzarsi sulla punta del barchino, pronunciare parole che non capisco, e sento già rovinarmi addosso tutto il conto che la vita, fino a quel giorno, non mi aveva ancora presentato. Finalmente.

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