Scatti
«Scatti una foto, o ne scegli una dalla galleria, e puoi identificare tutti i visi presenti nell'immagine», continua il CEO, mentre attraversano la sala relax, con biliardino e tavolo da ping-pong.
«E questo, in realtà, è niente! Si poteva fare già da un pezzo... Ora però possiamo collegare ogni viso a un nome, un codice fiscale, un profilo creditizio, account social...», e aggiunge, ridendo: «cosa gli piace a letto, che malattie ha avuto, chi ha votato... L'unico limite è l'immaginazione dei nostri clienti!»
Intanto il ragazzo annuisce diligentemente, cercando di tenere il passo.
Dopo il grande open space, attraversano corridoi colorati, scendono le scale e arrivano davanti ad una porta blindata.
«Guarda, ti porto qui solo perché mi hai detto che sei un fanatico di queste cose» – inserisce la combinazione, si sente un click – «e poi, insomma, con un curriculum stellare come il tuo per me è già un "sì"... parlerai con le Risorse Umane, ma secondo me la gestione di questi server sarà in mano tua», conclude, strizzandogli l'occhio. Il ragazzo esibisce un grande sorriso e continua ad annuire.
Entrano nella sala piena di lucine blu e ventole che girano.
«Qui fa un po' caldino, eh?... non te la togli la giacca?» «No, no, non ti preoccupare», risponde il ragazzo, proteggendosi con un gesto automatico.
«Capisci bene, comunque», continua il CEO, appoggiando il braccio su un rack pieno di cavi, «che questi dati sono molto, molto sensibili... per questo abbiamo deciso di tenere tutto internamente...»
Intanto la fronte del ragazzo è solcata da una goccia di sudore, mentre la sua mano fruga nella tasca del giaccone.
Ripensa per un istante all'idea dell'attacco hacker – "Stavo quasi per entrare!" – ma c'era bisogno di un messaggio molto più diretto. E quel messaggio sarebbe arrivato, ora, forte e chiaro. Sempre che il dispositivo sotto la giacca, arrangiato alla meno peggio la sera prima, scatti.