la Possibilità

Metà

«Metà? Solo metà?», e mi agito solo a ripeterlo.

Mi fermo un attimo mentre attraversiamo il buio della galleria.

«Hai capito? Lei aveva detto di potermi concedere solo metà del suo cuore. Non potevo pretendere di occuparlo per intero. O forse l'altra metà non ce l'aveva nemmeno... Incontro solo persone così.»

La mia casuale vicina di sedile tira un mezzo sospiro, continuando a fissare il finestrino.

«E poi quest'altra, a una festa... faccio per presentarmi, gli allungo la mano e... mi accorgo che la mano non ce l'aveva! Non potevamo presentarci: non ho mai saputo come si chiamasse.»

«Tipa curiosa», chiosa lei opaca, l'occhio fisso sul paesaggio fuori.

«...Ma mai quanto la mia ex-fidanzata. Non credo di essere mai riuscito a capirla realmente.»
«In che senso?»
«Le chiedevo qualcosa, lei mi rispondeva... ma non c'era verso di capire cosa provasse sul serio. Non aveva un viso. Era imperscrutabile.»

«Mmh» si limita a dire la vicina, passandosi una mano tra i capelli.

«E poi ho conosciuto una tipa che... sembrava a posto, davvero, quasi non ci credevo. Però... però non mi parlava mai del suo passato. Cioé come se non avesse una famiglia, dei parenti, un... ricordo di infanzia, che ne so. E non ho mai capito da dove venisse.»
«E lei che aveva?» chiede con voce quasi ironica la vicina.
«L'ho scoperto poi, dormendo con lei. Era senza ombelico.»

La vicina solleva un sopracciglio, lasciando intendere un "Ah, ecco".

Poi ha un improvviso guizzo di vitalità quando mi chiede: «Scendi a questa?»
«No. Nemmeno a questa», rispondo mestamente.
«Io vado a trovare il mio fidanzato...», e finalmente si gira verso di me.

Rimango senza parole.
Vedo mezzo viso, un occhio solo, mezzo collo, mezza vita, un braccio, una gamba. Si alza, mi augura buona fortuna, e si dirige verso l'uscita, saltellando.

E così eccomi qui di nuovo solo, seduto, a guardare fuori. Continuo a non avere una destinazione. Lei, quantomeno, avrà ritrovato la sua dolce metà.

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